La parabola del parassita
Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare. Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno…Quando fu di ritorno…Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Sarai tu pure a capo di cinque città. Venne poi anche l`altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato. Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio…Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci.
A questo punto propongo un’aggiunta dovuta al fatto che secondo una leggenda nella parabola si parlerebbe anche di un servo al quale il Re non aveva dato alcuna mina da fare fruttificare.
Ebbene, quando fu il suo turno, questo poveretto avrebbe detto: “Signore, mi hai lasciato senza neppure l’ombra di una mina. E tu sapevi peraltro che ero ammalato e che quindi non potevo fare spuntare dal nulla altre mine, mica sono un mago. Ho sofferto in questo periodo di malattie e dispiaceri, sono stato tutto il tempo a letto e l’unico dono che ti posso fare è il mio dolore e i miei acciacchi che preludono alla morte”. Il Signore avrebbe risposto adirato:
“Ben ti sta, servo iniquo, non ti ho dato niente perché pensavo che ti saresti dato da fare per andare a lavorare e procurarti almeno qualcosa da mangiare, invece sei stato tutto il tempo a poltrire e a farti sfamare dai miei servi ligi al dovere. Parassita!” e così dicendo ordinò ai suoi servitori di espellerlo dalla sua casa, ragion per cui il servo morì subito di fame e di stenti.

